La chiamiamo per semplicità "tavola", ma è un'isola che si apre, proprio come una rete dopo la pesca. Un tavolo provvisto di arterie in acciaio leggere come rami di pianta, verricelli, bozzelli, pesi, torsioni, segni come i quadri matematici e visionari di Escher. È un composto di meravigliosa familiarità: quel metro quadro che diventa territorio personale, oasi, cima, isola che esalta i profumi, i colori e lo stare insieme. Angelo Soldani, designer per radici e vocazione, riporta un'eco che rimanda anche agli automi meccanici del Settecento, Jacques Droz in primis, ad Alberto Magno (1270) e prima ancora ai miti di Cadmo, poi a Leonardo da Vinci.